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UNESCO e i suoi principi

UNESCOL’UNESCO è un’istituzione che serve a tutelare tutti i luoghi considerati importanti da un punto di vista storico e culturale. Nel mondo, infatti, ci sono città, resti di civiltà passate, opere architettoniche di valore inestimabile la cui presenza è fondamentale per conservare le tracce della storia passata e tutelare ciò che di grande e magnifico è stato edificato dalla mano dell’uomo.

Criteri di selezione dei siti UNESCO

L’Italia è il paese in cui l’UNESCO tutela il numero maggiore di siti (quasi cinquanta), poi c’è la Spagna ed, infine, la Cina. Affinché un sito entri a far parte del patrimonio dell’UNESCO, è necessario che soddisfi almeno tre caratteristiche. La più importante tra queste ha a che fare con il suo valore: per essere tutelato dall’UNESCO un sito deve avere valore universale, unico e deve essere insostituibile. Se uno dei siti tutelati dall’UNESCO andasse distrutto non sarà mai possibile rimpiazzarlo con uno nuovo. Nel corso del tempo i criteri di selezione dei siti tutelati dall’UNESCO sono cambiati. In principio erano sei; dal 2004, invece, è stata stilata una lista di dieci principi in base ai quali selezionare i siti da proteggere. Innanzitutto, un sito deve essere l’espressione della capacità razionale ed artistica dell’uomo; deve essere in grado di testimoniare un preciso periodo storico, architettonico e – in generale – culturale; deve essere una testimonianza unica del passato; deve essere un modello architettonico e artistico di un particolare periodo storico; deve essere un modello esemplare di relazione fra uomo e terra; deve essere esteticamente bello e, infine, deve essere la testimonianza di una determinata civiltà passata.

I siti italiani. Matera: la città dei sassi

Tra i siti italiani entrati a far parte del patrimonio dell’UNESCO, c’è un’intera città che merita un’attenzione particolare. Si tratta della città di Matera, completamente costruita in pietra. A Matera ogni cosa, dalle chiese alle piazze passando per le passeggiate, è simbolo immortale di storia, tradizione passata e magnificenza dell’artificio umano. Altro sito italiano per eccellenza è l’intero percorso della costiera amalfitana, in provincia di Salerno, che attualmente è considerato uno dei luoghi più belli al mondo insieme al centro storico della città di Napoli.

Foto: Wildis Streng – Fotolia


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Livelli di reddito e di alfabetizzazione nei paesi asiatici

AsiaL’Asia è uno dei continenti più popolosi del mondo. Questa grande intensità demografica, tuttavia, più che essere fonte di ricchezza e prosperità per il paese negli ultimi decenni si è trasformata in povertà e analfabetizzazione, quella di cui soffre la maggioranza della popolazione.

I livelli di alfabetizzazione dei paesi asiatici

In India le donne sono meno istruite degli uomini. Quasi l’80% della popolazione maschile, infatti ha studiato; mentre lo ha fatto meno del 50% quella femminile. In linea di massima, in India si studia per dodici anni. Tuttavia, i modelli di istruzione variano tra i vari stato dell’India. Lo Stato obbliga alla formazione primaria tutti i cittadini. Per questo il livello di istruzione è certo nella fascia di età compresa fra i sei e i quattordici anni. Il numero di classi della scuola secondaria varia tra sei e dieci; ma in media il percorso formativo dura dodici anni. Dopo questo percorso, chi vuole può specializzarsi nell’apprensione di qualche mestiere frequentando una delle numerose scuole tecniche esistenti oppure continuando a studiare all’università.

Le differenze di reddito (e di ricchezza) tra la popolazione asiatica

Nonostante il notevole sviluppo vissuto dall’India nell’ultimo decennio, questa crescita non ha riguardato in maniera equa l’intera popolazione. Le differenze di reddito della popolazione non sono molto nette anche se, dal 2005, sono lievemente aumentate. Il dato maggiormente preoccupante, tuttavia, si registra osservando i dati che analizzano il possesso della ricchezza da parte della popolazione. Solo una piccola parte di essa (circa il 10%), infatti, possiede quasi il 40% della ricchezza dell’intero paese. La percentuale restante, invece, vive quasi nella povertà. Negli ultimi anni, infatti, è aumentata la percentuale di persone povere che vivono con meno di quaranta centesimi di dollaro al giorno. Si tratta di oltre il 40% della popolazione. Nonostante si tratti di una percentuale allarmante, i numeri restano positivi dal momento che negli anni 80’ la percentuale di persone che vivevano al di sotto della soglia di povertà si assestava intorno all’80%. Molti studiosi, in occasione di importanti convegni legati anche alla Fao, hanno sostenuto che i dati rilasciati dai paesi asiatici siano falsificati e che i vari governi tendano a nascondere i dati reali che, sempre secondo gli studiosi, sono molto più gravi di quanto ammettano i politici.

Illustrazione: CLUPIX images – Fotolia


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L’informazione nei paesi africani

Acqua mano di un bimbo africanoI paesi africani vivono una condizione di perenne emergenza. L’emergenza di questi paesi è a trecento- sessanta gradi: si va dalla mancanza di acqua e cibo a quella di energia passando per i problemi legati all’informazione e all’alfabetizzazione della popolazione.

Africa: un mondo di problemi fra i quali c’è anche l’informazione

Anche l’informazione in Africa per decenni ha subito forti limitazioni. Anni di governi dittatoriali, del resto, non avrebbero potuto affatto giovare ai mezzi di comunicazione e alle informazioni che, in ultima istanza, vengono recepite dal popolo nero. Nel 2007 è stato brevettato e realizzato un progetto con l’obiettivo specifico di liberalizzare l’informazione nel paesi africani. Questo progetto che si chiama Uschaidi è stato ideato interamente da uomini di nazionalità africana che, consapevoli dei problemi legati alla libertà d’informazione, hanno deciso di creare uno strumento semplice da utilizzare che fosse in grado di fronteggiare le repressioni legate all’informazione che il paese subisce soprattutto durante i periodi delle elezioni.

Uschaidi: il progetto africano per salvare l’informazione in Africa

Uschaidi è una piattaforma virtuale accessibile a chiunque abbia a disposizione una connessione internet. Ogni uomo, in qualsiasi punto dell’Africa, può accedere a questa piattaforma e caricare un post, una fotografia, un video o qualsiasi cosa abbia la facoltà di testimoniare cosa accade nel paese. Questa piattaforma, inoltre, permette di visualizzare su una sorta di grande mappa virtuale il luogo di riferimento di ogni notizia caricata. L’obiettivo degli ideatori è quello di testimoniare la verità, i fatti che realmente accadono nel paese africano. Solo in questo senso, infatti, è possibile smascherare le situazioni poco limpide che si verificano durante le elezioni oppure durante le manifestazioni di piazza. Tuttavia, questo servizio non è pensato solo per mettere al sicuro la popolazione dalla repressione delle informazioni ma anche per lasciare delle testimonianze durante le situazioni di emergenza vissute da questi paesi, come terremoti, maremoti ecc. Si tratta di un passo in avanti di fondamentale importanza che, per la prima volta nella storia, consente all’Africa di munirsi di uno strumento capace di informare la popolazione democraticamente senza il rischio di boicottaggio.

Immagine: africa – Fotolia


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UNESCO: Gli ultimi dati relativi all’istruzione nel mondo

Istruzione infantile nel mondoIl rapporto “Education for All 2010″ pubblicato dall’UNESCO parla chiaro: E’ la crisi economica l’ultima minaccia dell’accesso all’istruzione di 72 milioni di bambini nel mondo. Questo rapporto mondiale che viene redatto ogni anno, aveva segnalato ultimamente un notevole miglioramento della situazione nell’ultimo decennio, ma l’ultima crisi economica sta minacciando queste mete raggiunte. Promesse non sempre mantenute visto che nell’Aprile del 2000 durante il forum Mondiale sull’Educazione i 164 paesi partecipanti si erano promessi di garantire l’accesso base agli studi, poco dopo ribadito anche con la firma dei 191 stati membri delle Nazioni Unite sul trattato Obiettivo Sviluppo.

I paesi ricchi messi in ginocchio dalla crisi mondiale

Nonostante i dati positivi con una diminuzione dell’alfabetizzazione, c’è l’aumento della crescita dei bambini che non completano il loro primo ciclo di studi. Il presidente generale dell’UNESCO Irina Bokava non nasconde le sue preoccupazioni: i paesi più ricchi, che fino a qualche tempo fa trainavano i paesi più poveri, ora rischiano di non poter più sostenere questioni del genere e di trovarsi loro stessi in difficoltà. Il rapporto invita i paesi del G20 a non mollare le aspettative prefissate per il 2015 per colmare il deficit di finanziamento di 16 milioni di dollari l’anno. Così spesso e volentieri la realtà è peggiore delle statistiche con il fallimento collettivo dei paesi impegnati.

Obiettivo per 2015: resistere per colmare il deficit

Da ricordare che uno dei maggiori ostacoli alla crescita dell’alfabetizzazione, oltre alla disparità dei sessi, è mal nutrizione perché sintomo della vulnerabilità delle famiglie che non possono farsi carico delle minime spese scolastiche. L’appello che si fa al Segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon, è quello di spronare i paesi partecipanti a rispettare la propria promessa e a colmare il deficit ormai creato migliorando anche il piano di azione con degli aiuti mirati per aumentare le opportunità di apprendimento e a garantire l’uguaglianza tra i popoli.

Illustrazione: fusolino – Fotolia.com


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Livello d’istruzione nel mondo

La situazione attuale dell’istruzione a livello mondiale.A livello mondiale è l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura, nota come UNESCO, ad occuparsi della collaborazione fra le diverse nazioni in ambito culturale, scientifico, della comunicazione e dell’istruzione.

La situazione attuale dell’istruzione a livello mondiale

Secondo l’ultimo rapporto, dal titolo “La crisi nascosta: i conflitti armati e l’educazione”e pubblicato nel marzo 2011, nel mondo sono ben 67 i milioni di bambini che non frequentano istituti scolastici nonostante siano in età scolare. Di questi bambini ben il 42%, ovvero circa 28 milioni, rimangono privi di istruzione per via di guerre e conflitti armati che impediscono loro di frequentare le scuole. I rischi sono infatti aggressioni di natura sessuale, attacchi armati contro le sedi scolastiche ed altre minacce alla loro sicurezza. I dati si riferiscono al 2008, e si stima che da allora la situazione sia persino peggiorata, dal momento che nel mondo sono stati registrati nuovi casi di conflitto armato. Sempre secondo l’UNESCO sono soprattutto bambine e ragazze ad essere vittime di queste crisi, dal momento che la loro incolumità personale è minacciata anche dalle aggressioni di natura sessuale che rappresentano una delle più vili e frequenti tattiche di guerra.

L’istruzione: un investimento per il futuro

Molti dei bambini che non ricevono nemmeno un’istruzione di base sono privati di questo diritto non solo per via delle guerre, ma anche perché spesso sono costretti a lavorare per sopravvivere; in altri casi, addirittura, le scuole non esistono, o sono troppo lontane per poter essere frequentate.
Eppure, come ribadisce l’UNESCO, andare a scuola non significa semplicemente emanciparsi dall’analfabetismo. L’istruzione di base è infatti in grado di innescare una sorta di circolo virtuoso che permette di migliorare le condizioni di vita delle persone, generazione dopo generazione. Andare a scuola significa aumentare le proprie speranze di poter trovare un lavoro, migliorando le proprie condizioni di vita e, un domani, garantendo un futuro migliore per i propri figli. L’istruzione è di fondamentale importanza soprattutto per le ragazze, per le quali è stato dimostrato che l’aumento del tasso di scolarizzazione causa la diminuzione delle nascite e una più efficiente pianificazione familiare.

image: Bandiera dell’UNESCO; autore: Mouagip


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Andare a scuola in Africa

Se sei uno dei pochi bambini africani che vanno a scuola, sei molto privilegiato.Nel 2007 quasi la metà dei bambini analfabeti nel mondo viveva in Africa e il 70% di questi era donna.

“Garantire l’educazione primaria universale!”

Andare a scuola in Africa è un privilegio più che un diritto. Grazie a una politica di abolizione delle tasse e a intense campagne di fund raising gestite da OGN internazionali il tasso di alfabetizzazione dei bambini africani sta notevolmente aumentando, ma è ancora lontano il raggiungimento dell’Obiettivo del Millennio “garantire l’educazione primaria universale” fissato nel 2000 dall’Organizzazione delle Nazioni Unite.

“Istruzione per tutti”

L’Africa è il continente maggiormente interessato dalla Global Campaign for Education (GCE), una campagna cui hanno preso parte esponenti di tutti i partiti, insegnanti, parti sociali e associazioni di volontariato. Questi soggetti, investendo idee e risorse, svolgono un’importante attività di lobbying affinché i governi completino i punti del programma Education For All (EFA) entro i prossimi quattro anni. Secondo le stime attuali, solo pochi Paesi africani riusciranno entro tale data a garantire istruzione per tutti, anche se la percentuale dei bambini che hanno accesso alla scuola primaria è notevolmente aumentata negli ultimi anni.

Il ruolo delle ONG

Le ONG (organizzazioni non governative) lottano in prima linea per sopperire a mancanze strutturali del sistema scolastico dei Paesi africani. Si tratta di Paesi dove andare a scuola è difficile perché le scuole statali mancano, dove l’Aids rappresenta la prima causa di discriminazione di milioni di bambini orfani costretti a lavorare per guadagnarsi da vivere, e l’istruzione ha costi troppo alti per le famiglie. Dietro tutto ciò ci sono spesso motivazioni di ordine politico: i governi africani preferiscono impedire l’innalzamento del livello di istruzione perché lo sviluppo culturale porta alla formazione di un pensiero critico. Le ONG con le loro scuole e i loro docenti formano una generazione di persone consapevoli dei propri mezzi e dei propri diritti, che possono inserirsi nel mercato del lavoro e aspirare ad un reddito migliore.

picture: forcdan – Fotolia


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Istruzione e volontariato

2011 ed il anno del volontario.Il 2011 è l’anno europeo del volontariato, un motivo in più per prendere parte come volontari alle missioni di associazioni e ONG italiane e internazionali.

Di cosa si tratta.

Si tratta di trascorrere un periodo di tempo presso i campi di volontariato organizzati nei Paesi poveri e in via di sviluppo contribuendo allo svolgimento delle attività gestite dalle varie associazioni. Il più delle volte si tratta di programmi di istruzione o di prima alfabetizzazione per bambini. Il ruolo dei volontari è molto delicato: devono prendersi cura dei bambini e garantire il loro completo benessere organizzando giochi, attività sportive, musicali o ricreative. Essi inoltre partecipano attivamente anche a piani di didattica informale, particolarmente graditi ai bambini che in questo modo apprendono con più facilità. Requisiti per la partecipazione. buona volontà, attitudine al lavoro, apertura mentale e una buona conoscenza dell’inglese.

L’altra faccia delle missioni

Le missioni, oltre a costituire un’attività di volontariato, sono un’occasione di crescita e formazione per quanti vi prendono parte. Per i volontari che prendono parte a missioni in Paesi in via di sviluppo come l’India, è prevista la possibilità di partecipare gratuitamente a stage formativi che permettono loro di approfondire specifiche materie e tematiche (economia, giornalismo, diritti umani), di conoscere meglio il Paese che li accoglie e di tornare a casa arricchiti anche dal punto di vista culturale, oltre che umano.

Volontariato e istruzione in Italia

Volontariato e istruzione non significa soltanto missioni in terre lontane. In Italia numerose associazioni di volontariato, in accordo con il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, stanno puntando sull’istruzione scolastica come strumento per la valorizzazione delle culture straniere presenti sul nostro territorio. Partendo dai bambini in età scolare, questi progetti di volontariato si propongono di diffondere i valori della cittadinanza europea e del multiculturalismo. Soprattutto si vuole insegnare che la diversità è elemento di ricchezza per una comunità e sono state scelte le scuole in quanto incubatrici di democrazia e libertà. Tra le realtà più attive in questo senso vi è la Regione Puglia.

Foto: Jaytech – Fotolia


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Gli istituti scolastici pubblici e privati in Italia

La riforma Gelmini: cos'é e cos'ha cambiato?Scuole pubbliche, private e paritarie: tra tagli e riforme si accentua lo squilibrio nel mercato dell’istruzione italiano.

L’istruzione, un diritto costituzionale

Il diritto all’istruzione in Italia è sancito dagli articoli 33-34 della Costituzione secondo cui “la scuola è aperta a tutti [..] e la Repubblica rende effettivo questo diritto. Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole e istituti di educazione, senza oneri per lo Stato”. Esistono perciò due tipologie di istituti scolastici in Italia: gli istituti pubblici statali e gli istituti privati, cioè non amministrati dallo Stato. Tra gli istituti privati rientrano le scuole paritarie che rilasciano titoli equivalenti a quelli delle scuole statali e che sono definite tali perché svolgono una funzione pubblica.

La Riforma Gelmini: nuovi indirizzi

Con la Riforma Gelmini (in vigore dal 1º settembre 2009 per la scuola primaria e secondaria di primo grado e dal 1° settembre 2010 per quella secondaria di secondo grado) gli istituti scolastici sono stati organizzati in: scuole dell’infanzia, scuole primarie, scuole secondarie di primo grado e scuole secondarie di secondo grado. La Riforma Gelmini ha introdotto, accanto ai licei tradizionali (classico, linguistico, scientifico e artistico), altri due corsi: il liceo coreutico-musicale e il liceo delle scienze umane (ex magistrale o socio-psicopedagogico). Anche gli istituti tecnici e professionali sono stati riformati per soddisfare al meglio le richieste del mercato del lavoro.

Crescono le iscrizioni agli istituti scolastici privati

A partire dal 2008 la Riforma Gelmini ha significato anche tagli dei fondi destinati alla scuola pubblica con grave danno per la qualità della didattica. Ecco perché nel nord del Paese sempre più spesso i genitori, spaventati dalla prospettiva dello smantellamento della scuola statale da parte del Governo, iscrivono i loro figli alle scuole private che oltre ai finanziamenti dei privati godono dei sussidi dello Stato.

Photo: picsfive – Fotolia


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